Edizione 2012

La motivazione del Premio Cocito al 1° classificato, Fausta Garavini, con il libro “Storie di donne” (Bompiani):

FAUSTA GARAVINI
“Quindici storie – per lo più di donne, ma almeno un io maschile che racconta la storia più lunga sul filo di un’amicizia copertamente omosessuale – nel libro di racconti di Fausta Garavini, Storie di donne (Bompiani). Racconti di tempi diversi in cui è dato cogliere sia le lezioni di un’attività critica di alto livello (allusivamente in scena nei risvolti del racconto centrale) maturata alla scuola di Gianfranco Contini, sia la consuetudine con una scrittrice “al femminile” come Anna Banti, di cui capita qui di cogliere più di un’eco. Racconti di diverso tempo e di diversa scrittura (racconti anche sul senso della scrittura). Ma sempre un linguaggio capace di entrare nelle sinuosità e negli anfratti di sensibilità complesse, di cui gioca a volte a rovesciare con guizzo ironico le aspettative e le attese. Racconti di vite vissute all’insegna della rinuncia, della perdita, della perplessità, ma anche della dignità di una rivendicazione “femminista” (virgolette d’obbligo) che non si ferma mai all’opzione di tipo ideologico, ma penetra nei meandri, nei vuoti, nelle bolle, nei ristagni, nei sogni, negli strazi, negli orgogli di coscienze votate al sentimento della fine, alle loro tormentate vicende.”

storie di donne_Garavini

Il lavoro della Garavini è stato il primo classificato dei tre vincitori scelti dalla giuria tecnica del concorso, con Michele Mari e Diego De Silva.

MICHELE MARI – “Fantasmagonia” (Einaudi)

“Il libro di racconti di Michele Mari, Fantasmagonia (Einaudi), potrebbe essere inteso come un viaggio in trentaquattro stazioni dentro un mondo di mostri e di finzioni vitali, in cui profondamente consiste il paesaggio di quell’”unica scienza esatta” in materia di fantasmi che è la letteratura. Un libro di fantasie, un caleidoscopio di invenzioni, che passano attraverso la dimensione del fantastico e del fantasmatico, di quel soprannaturale che si esprime nel mai finito dibattito tra i libri e i loro lettori. Da Pierino Porcospino al Piccolo Principe, da Dante a Machiavelli, da Borges a Marie Shelley, da Cecco Angiolieri a Nini Rosso, da Aristide Rumenta a Domenico Biancolella, tutto un concerto di collusioni, intrecci, contaminazioni, parallelismi spesso risolti in battuta. Una sorta di fabulario che viene da miscele ibride, da idee buffe o balzane, da letture ed esperienze disparate. Un gioco (assai serio) di incontri impossibili, rimuginii ingegnosi e saturnini. Come dire delle fantasticherie mentali che si sottraggono “al limite” e creano “un altrove”, traducendosi in narrazioni anticonformiste, espressionistiche, abilmente mimetiche, perfidamente e intelligentemente rivelatrici.”

DIEGO DE SILVA – “Sono contrario alle emozioni” – (Einaudi)

“Ambiguità dei generi, Sono contrario alle emozioni di Diego De Silva (Einaudi) si può tanto considerare un romanzo quanto – come abbiamo fatto noi – un libro di racconti partoriti dalla mente di un unico personaggio, Vincenzo Malinconico: nomen omen, sotto la cui veste si nasconde (e si mostra per frammenti e sketch) la personalità contraddittoria di un “over quaranta” di sperimentata e arguta inettitudine. Lungo la storia unica di Malinconico – che soffre d’abbandono d’amore, che cerca scampo in uno psicoanalista dal nome sintomatico di Mr. Wolf, che teorizza sulle emozioni e sulle parole, che si applica all’ermeneutica delle canzonette della Carrà, che si dedica a quelli che chiama “saggi instant”, che si arrovella umoristicamente intorno a domande ingegnose e che vive dentro le sue trappole in una sorta di arguta e compiaciuta autorappresentazione – si disseminano le tracce di un percorso ad ostacoli tutto risolto in una scrittura a capitoli per lo più brevi e brevissimi fatta di citazioni da canzoni, da film, da fumetti e da altre ghiottonerie. Non volendo tacere del colpo geniale che sta nella dedica (“agli impiegati che sorridono al pubblico”), da cui la piccola sarabanda – con una vena di assurdo – può felicemente principiare.”