Edizione 2011

Si è chiusa domenica 4 settembre la XXV^ edizione del Premio letterario Carlo Cocito di Montà. Il “super vincitore” è stato Marco Mancassola con “Non saremo confusi per sempre” (edizioni Einaudi). Il lavoro di Mancassola è stato prima selezionato come uno dei tre vincitori scelti dalla giuria tecnica del concorso, insieme a “Il primo miracolo di George Harrison” (Einaudi) di Stefania Bertola e a “Io cammino in fila indiana” (Einaudi) di Ascanio Celestini, ed è poi risultato il più votato dalla giuria popolare, composta da cinque lettori delle biblioteche di diciassette paesi del Roero. Nel corso della serata finale, Guido Davico Bonino, presidente della giuria tecnica, e Giovanni Tesio, che ha coordinato, hanno condotto le interviste agli autori.

«Nel mio libro», ha commentato Marco Mancassola, «ho raccolto cinque storie tratte dalla cronaca reale e dal finale drammatico, nello specifico quelle di Alfredo Rampi, Dirk Hamer, Giuseppe Di Matteo, Eluana Englaro e Federico Aldrovandi. Però alla realtà dei fatti ho affiancato una versione immaginaria; per ognuna di loro ho creato un finale diverso. Più la storia è triste e crudele e più il finale “parallelo” che ho creato è fantasioso. È stata una scommessa, ho voluto manipolare queste storie per sopportarne la tristezza. Dei cinque, il racconto più difficile da scrivere è stato quello sulla Englaro, perché più recente. Ma il più drammatico e significativo è sicuramente quello che “trascende” la tragica sorte di Alfredo Rampi, il bambino caduto e morto in un pozzo nel 1981 nonostante gli sforzi di una nazione intera per salvarlo. Nella mia versione il bambino non resta nel pozzo ma continua la sua caduta fino al centro della terra dove incontra i personaggio creati da Jules Verne in Viaggio al centro della Terra. E continua a vivere con loro. Nel libro opero sempre su due piani, la cronaca è solo un trampolino per creare un secondo punto di vista, per trasformare i personaggi reali in personaggi delle fiabe. Il Cocito è il primo premio importante della mia carriera e, nel ringraziare tutti, non posso dimenticare i miei colleghi ma anche gli stessi personaggi delle mie storie. Il libro è anche il loro. Io ho solo tradotto, aggiungendoci del mio, la loro umanità». La serata è stata allietata da intermezzi musicali di ottima qualità curati da Mario Valsania (flauto), Mario Cosco (chitarra) e Luca Panicciari (violoncello).

Marco Mancassola

La motivazione del Premio al primo classificato, Marco Mancassola, per il libro “Non saremo confusi per sempre” (I coralli, pp. 146, Einaudi Editore):

“Cinque storie tratte dalla cronaca. In sintesi estrema è quanto accade nel libro di Marco Mancassola, Non saremo confusi per sempre (pubblicato da Einaudi). Ma evidentemente non solo questo, perché le storie non restano appiattite sulla cronaca, ma diventano altrettanti racconti di un disagio che va oltre i termini puri e semplici della loro nudità fenomenica. Con un originale gioco di piani (sempre una storia che s’interseca con un’altra che ne mostra gli aspetti più segreti), Mancassola racconta dei fatti a cui aggancia la memorabilità di un trauma, la narrabilità di uno strappo, la lancinante dicibilità di un dolore, di uno sprofondo, di un’ossessione. I mai espressamente nominati casi di Dirk Hamer, di Alfredino Rampi, di Eluana Englaro, di Giuseppe Di Matteo, di Federico Aldrovandi, rivissuti (e riscritti) alla luce di uno sguardo che li fonde in un’unica prospettiva: vita che diventa destino, e che non cessa di riverberare la più acuta coscienza del disagio (ma anche del riscatto) che ci tocca.”

Leggi QUI la recensione e l’incipit del libro.

Ascanio Celestini

Le motivazioni del premio ad Ascanio Celestini, per il libro “Io cammino in fila indiana”. (Supercoralli, pp. 218, Einaudi Editore)

“Apologhi, monologhi, storie da dire (con tanto di prologo, di intermezzo e di epilogo). Una filza di personaggi, tipi, situazioni che camminano “in fila indiana” – insieme con il loro autore – dentro un libro che s’impone per l’originalità del suo impianto, per l’assurdità delle provocazioni, per la spietata pietà degli avvisi, per l’incantato disincanto del suo fabulare. Questo si può ben dire del libro di Ascanio Celestini, Io cammino in fila indiana (pubblicato da Einaudi). Tic, vizi, pregiudizi, luoghi comuni, seriose banalità, virtuose falsificazioni, logoranti e comiche consequenzialità in un vero e proprio attacco al linguaggio dell’ovvietà e del conformismo, alla falsa coscienza dei più diffusi perbenismi, dei più scontati e inaccettabili truismi nazionali (“C’era una volta un piccolo paese”). Intrise di paradossalità, di visionarietà, di libera moralità, narrazioni di diversa misura e di poetica propensione, che tengono viva la fiammella di un cerino fantasiosamente sulfureo e surreale”.

Leggi QUI la recensione e l’incipit del libro.

 

Stefania Bertola

Le motivazioni del premio a Stefania Bertola, per il libro “Il primo miracolo di George Harrison”. (I coralli, pp. 124, Einaudi Editore)

“Con i diciassette racconti del libro che s’intitola Il primo miracolo di George Harrison (pubblicato da Einaudi), Stefania Bertola dà vita a tutto un mondo di adulti e di bambini, di adolescenze e gioventù. Un universo di bruciante attualità, pieno di riferimenti a cose, oggetti, emblemi dei nostri giorni zeppi e affastellati: dal BigBabol a River Phoenix, dalla Juve alla Play, dalla scuola Holden al Flunch, dai Coco Pops ad Artissima, dal Risiko alla Nutella, da Mozart all’Equipe 84, dall’Ikea a MacBook Air. Una carrellata di storie lievi, alcune più pretestuose, altre più insidiose, a volte più fantastiche, altre volte più realistiche. Ma tutte animate dalla capacità di penetrare senza parere – quasi attraverso una dimensione laterale o marginale – nel cuore di una stupefazione che la vita sempre riserva a saperla guardare. Storie a doppio fondo: per gli agguati che tendono, per le insidie che nascondono, per la malizia (e persino la perfidia) che li attraversa,  per l’allegria che li anima, per la grazia lunare che li connota”.

Leggi QUI la recensione e l’incipit del libro.