Edizione 2009

La motivazione del Premio Cocito al 1° classificato, Gian Carlo Pastore, con il libro “io non so chi sei” (Instar):

GIAN CARLO PASTORE
“Con “io non so chi sei”, pubblicato da Instar, Giulio Pastore scrive nove racconti congiunti dal tema scomodo dell’omosessualità. Racconti “omosessuali” perché i protagonisti (o le protagoniste) sono omosessuali. Ma omosessuali soprattutto perché la “diversità” viene assunta a modello di una ricerca che diventa – con modalità proprie – ricerca di identità esistenziale. Il merito di Pastore è quello di scovare dietro le cose il filo dell’ansia che le determina, l’incrociarsi della gioia e del dolore, della commedia e della tragedia, della casualità e del destino, dell’ironia (dell’umorismo magari amaro) e del candore: la mescolanza di registri e di tonalità che non si traduce in una ricerca espressivistica, ma – tutt’al contrario – nel possesso vibrante di una scrittura nitida, in cui il dolore, il dissesto, il dissenso, lo smarrimento, la confusione, la disperazione, l’amore, la felicità, l’abbandono, il malessere, il suicidio, l’ignoto, l’ambiguità (“non so chi sei” che vale nondimeno: “non so chi sono”) diventano i tratti semplicemente complessi di un comune annaspare.”

io non so chi sei_ Pastore

Il lavoro di Pastore è stato il primo classificato dei tre vincitori scelti dalla giuria tecnica del concorso, con Giulio Casale e Gabriele Pedullà.

GIULIO CASALE – “Intanto corro” (Instar)

“I racconti di Intanto corro, pubblicati da Garzanti sono tutti brevi o addirittura brevissimi e hanno un tratto sobrio, a volte persino ossuto, ma sono attraversati da una profonda vena riflessiva. Racconti che narrano qualcosa in “presa diretta”; che affrontano un personaggio cogliendolo in un momento tra i tanti della sua vita, e ne inseguono i gesti, i pensieri, ne spiccano e ne dicono lucidamente l’essenziale, con un ritmo tutto in levare. Esattezza espressiva, chiarezza massima, consapevolezza epigrafica di parola che afferra e che fa venire in mente una possibile definizione di questi racconti come “laconici epitaffi di un’esistenza casuale” (Cioran). Storie che sembrano spiccate dal tronco vivo dell’esistenza che viviamo e che ci rivelano qualcosa della nostra stupidità, della nostra insipienza, del nostro bisogno di senso. Storie in cui a prevalere è la strada sghemba: quella che rivela, quella che ti mette a contatto con il travaglio di un comune desiderio di vivere (o di un’ancora più comune esigenza di morire).”

GABRIELE PEDULLA’ – “Lo spagnolo senza sforzo” – (Einaudi)

“Con Lo spagnolo senza sforzo, i cinque racconti pubblicati da Einaudi, Gabriele Pedullà ci mette di fronte a delle storie comuni, in cui ad un certo punto scatta la sorpresa di un intoppo, lo scarto di un equivoco che dissocia, l’agguato di una coincidenza che sconcerta, l’imboscata (o l’ironia) di un imprevisto che spariglia. Storie che partono di lontano, avvolgendo il lettore in un clima di familiarità. Ma storie che sul finire sterzano, rivelando l’insidia del caso che si converte in destino. Può essere l’incontro di due ragazze in cerca di una confidenza, che rivela il suo incidente di percorso. Può essere un amore balneare che occulta la sua verità in un gioco incrociato di finzioni. Può essere un gioco semplice che trasforma l’avventura in fatalità. Può essere un gioco ingegnoso che smaschera una sofferenza profonda. Può essere una serata buenairense che si traduce in un sussulto tragico. Ma sempre la scrittura domestica e avvolgente accompagna i personaggi fin dentro il cuore del segreto che li attende, della sorpresa che li trasfigura. “