Edizione 2008

La motivazione del Premio Cocito al 1° classificato, Andrej Longo, con il libro “Dieci” (Adelphi):

ANDREJ LONGO

“Dieci come i dieci comandamenti, una libera e aggiornata interpretazione delle tavole della legge, un po’ come in Decalogo di Kieślowski. Con Dieci (editore Adelphi) Andrej Longo ritaglia altrettante storie napoletane entro un universo di echi e suggestioni affini a quelle di altri autori conterranei e a volte coetanei, da Ferrandino a Montesano (per non dire di Saviano). Scongiurando il rischio della prevedibilità, Longo riesce a caratterizzare le sue storie di disagio e di contagio attraverso le risorse di una scrittura ad alta temperatura dialettale. Il segreto di vicende che raccontano di giovani balordi, di falsi idoli, di gesti estremi, di vite perdute, di spiazzamenti, di smarrimenti, di drammatiche e tragiche esistenze, consiste non tanto nel passo asfittico di una violenza senza remissione, ma nei dialoghi e nelle voci, in cui passa la desolazione di un mondo sbagliato. Ma anche l’esile filo di una grazia paradossale e di una sorprendente dignità che – nonostante tutto – riesce ancora a dare segni di sé.”

Dieci_Longo


Il lavoro di Longo è stato il primo classificato dei tre vincitori scelti dalla giuria tecnica del concorso, con Giusi Marchetta ed Elena Varvello.

GIUSI MARCHETTA – ” Dai un bacio a chi vuoi tu” – (Terre di mezzo)

Il libro di Giusi Marchetta, Dai un bacio a chi vuoi tu, pubblicato da Terre di mezzo, racconta la storia di un incidente a sfondo camorristico, quella di un ritorno e di un’ossessione, quella di un barbiere che sta per chiudere il negozio e di un bambino che si fa tagliare i capelli cortissimi per sfuggire alla violenza del padre, quella di un pedofilo quasi “per bene”, quella di una geisha incoercibile, quella di una madre fantasticata, quella di una sedia a rotelle che si chiama Camilla. Sette racconti che mettono in scena i casi di personaggi – come scrive Antonella Cilento nella prefazione – “deboli ma non arresi”. Un mondo che va al di là delle sue determinazioni locali, di area latamente napoletana, e che nei suoi esiti più riusciti riesce a toccare le corde profonde di una condizione di ambiguità, di sudditanza, di inesorabilità semplicemente umane. Dentro una geografia socialmente frastagliata e diversa, il lento scandaglio di una scrittura che tende a convertire l’occasione in destino.

 

CATERINA SERRA – “Tilt” (Einaudi)

Undici “movimenti” più uno che li lega tutti. Dodici storie di un’allergia che muovendo da un concreto disagio individuale si converte nell’originale metafora del disagio di una “civiltà”. Caterina Serra individua una malattia immuno-tossica infiammatoria contraddistinta da un acronimo (Mcs, Sensibilità chimica multipla), a cui allude il titolo stesso del libro dei suoi racconti pubblicati da Einaudi, Tilt (perdita di tolleranza indotta da sostanze chimiche), a sua volta allusivo di un “punto di non ritorno” che sta tra la semeiotica medica e quella esistenziale. Personaggi che vivono il prezzo esoso di “tutta la chimica del mondo”, vale a dire di un mondo sempre più invaso dai prodotti chimici di sintesi. Vite dimezzate, vite spezzate, vite arrischiate, vite percentuali. Divieti, impedimenti a profumi, odori, abiti, mobili, sapori. Intolleranze, ignoranze, indifferenze, insidie, agguati, spaventi, separazioni, solitudini. Ma soprattutto la scrittura che riesce a raccontare una commovente (e dolorante) ostinazione di vita.