Edizione 2007

La motivazione del Premio Cocito al 1° classificato, Silvana Grasso, con il libro “Pazza è la luna” (Einaudi):

SILVANA GRASSO
“Il libro di Silvana Grasso, Pazza è la luna, pubblicato da Einaudi, si compone di dieci racconti che mettono in scena una Sicilia oscillante tra la dimensione di un tempo senza tempo e la condizione della postmodernità. Una modista mutilata che domina il suo universo come una lupa, andando incontro al suo contrappasso. Una vedova bianca in cerca della sua vendetta. Il matrimonio mutilo della figlia di un usuraio magnificente. Il padre incerto di un figlio di carne e un amore incestuoso che si svolge nel mito. Un altro padre che non si rassegna alla morte della figlia. Un poeta incompreso. Un artista “incantesimato” dal fuoco. Una cipolla, un inganno, un suicidio vissuto come un dono. Registri diversi che vanno dal lirico al comico, dal mitico al grottesco, un tratto di “corda pazza” che attraversa tutte le storie, cogliendo nel cuore dei fatti e dei gesti l’ibrida e storta natura del destino che tocca in sorte agli umani. Alla diversità dei registri s’accompagna la scrittura lussureggiante e impura, la viva dialettalità, l’energia espressiva (e anche espressionistica) che ne scaturisce. Non un puro gioco di superfici ludiche, ma un impasto fantasioso e complesso che s’impone – dentro il paesaggio inconfondibile che sta tra Pirandello e Brancati – come un cangiante caleidoscopio di verità.”

Pazza_è_la_luna_Grasso

Il lavoro della Grasso è stato il primo classificato dei tre vincitori scelti dalla giuria tecnica del concorso, con Clara Sereni ed Elena Varvello.

 

CLARA SERENI – “Il lupo mercante” – (Rizzoli)

Il libro di Clara Sereni, Il lupo mercante, pubblicato da Rizzoli, è composto di ventisei racconti che fanno romanzo. Divisi in quattro tempi, rappresentano grosso modo le quattro stagioni della vita: infanzia, adolescenza, giovinezza, adultità. Storie di bambine che s’interrogano su cosa faccia diversi i maschi e le femmine, che scoprono la sessualità, il corpo che preme e che reclama, i pudori, i rossori, gli imbarazzi, i cuori trafitti, i pannolini, gli assorbenti, le prime esperienze d’amore, l’immagine struggente dei calzini bianchi dall’elastico allentato che si arrotolano sulle caviglie. Storie di donne che vanno dalla fine della guerra (l’età stessa dell’autrice che è del ‘46) fino ai giorni di una vita costretta a guardare ad un domani altrui: magari – come qui – ad un altrui che è figlio dell’io-donna che dice io (ancora una volta la più prossima all’autrice), una tenerissima ma non patetica voce indirizzata al figlio amato come nessun altro uomo al mondo. Un romanzo collettivo. Un romanzo di cose tenute insieme da una scrittura limpida, quasi da sillabario, come se si trattasse di sottolineare la forza esemplare di ogni storia, di ogni vita: la parabola che ogni vita interpreta, il grumo di senso che – al di là delle possibili delusioni – ogni vita contiene.

 

ELENA VARVELLO – “L’economia delle cose” – (Fandango)

L’economia delle cose, l’esordio narrativo della torinese Elena Varvello, pubblicato da Fandango, si compone di otto racconti che disegnano un mondo di allarmi e di segreti, di sentieri interrotti e di ombre perturbate. Una donna che perde il marito nel più imprevedibile dei modi. Una che vede una pistola minacciosa rivolta contro di lei. Un’altra che provoca un incidente al figlio per una dimenticanza da niente. Una ragazza che va incontro al suo mostro. Un ragazzino che sente l’arrivo di un’incrinatura irreparabile tra i genitori. Un uomo che muore. Una coppia insidiata. Una sorella che convoca il ricordo del fratello ad un tavolo da ping pong. Gesti e azioni, che diventano simbolici e che stanno a testimoniare la loro natura misteriosa, il loro essere segnali di profonde ferite, di lontani traumi, di inconciliabili cesure. Le incrinature che s’insinuano anche nei momenti della gioia, la forza di un disagio che fa dei nostri umani rapporti un triste annuncio di male. Malinconia che converte la commozione e la ricchezza affettiva in un’avventura crudele, in un avvento triste e spietato. La scienza di accogliere la sorpresa senza mai esaurirla, commisurando la cosa da dire al modo più calzante di dirla.