Edizione 2006

La motivazione del Premio Cocito al 1° classificato, Pietro Grossi, con il libro “Pugni” (Sellerio)

PIETRO GROSSI
“Con i tre racconti del suo libro d’esordio, Pugni, pubblicato da Sellerio, Pietro Grossi, un ventottenne fiorentino la cui origine lievemente si risente anche nella sua lingua letteraria, si presenta come qualcosa di più che una promessa. Un combattimento di boxe che s’incrocia di continuo con il senso e il sentimento della vita. Una storia di fratelli e di cavalli da cui scatta la migliore scheggia di poetica: “Daniel pensò che era sempre così, nella vita, mancava sempre qualcosa, e che il bello delle storie era proprio quello: c’era sempre tutto quello che ci doveva essere”. Un terzo racconto che parla di un uomo che fugge da se stesso, mettendosi a fare la scimmia, e di un amico che cede o si concede alla propria fragilità. Ovunque una riflessione discreta – tutta risolta in narrazione – dei gesti e dei pensieri, con cui – come uomini – siamo chiamati a misurarci. Nella limpidezza di una scrittura “mediana” e “toscana”, capace di recuperare un’illustre tradizione, tre storie che raccontano l’emblematico attrito tra il sogno e la realtà, tra la forza del mito e quella della vita, della sua (dura) lezione.”

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Il lavoro di Grossi è stato il primo classificato dei tre vincitori scelti dalla giuria tecnica del concorso, con Ernesto Aloia e Vincenzo Pardini.

ERNESTO ALOIA – “Sacra fame dell’oro” – (Minimum fax)
“A convincere nei quattro racconti di Ernesto Aloia, che ruotano intorno al tema del denaro e che s’intitolano – con citazione virgiliana – Sacra fame dell’oro, pubblicati da minimum fax, non è tanto il paradigma delle vicende narrate con accorta e calibrata scansione, ma piuttosto la scelta dei dettagli, la capacità di disseminare tutta una serie di piste apparentemente marginali e allusive, di fissarle in emblemi, di avvitarle intorno ad un valore simbolico: il particolare di un portamento che separa nel primo racconto la moglie e l’amante del protagonista, un rozzo esperimento missilistico che nel suo fallimento svela un segreto, per non dire delle esplicite locuste che nel racconto finale esprimono un’idea di aggressione e voracità. A persuadere è la narrazione che ritrova i suoi ritmi fuori dai soliti chiassi performativi (una lingua netta, che non viene da laboratori ad alta ibridazione o di forte percussività), e fuori anche da ormai fastidiosi minimalismi d’accatto. Aloia tenta una strada sua che conserva (o recupera) una patina di antico, ma sa così ben sintonizzarsi sulle esigenze di una narrazione duttile e moderna.”

VINCENZO PARDINI –  “Tra uomini e lupi”, (peQuod)
“Da sempre nella narrativa di Vincenzo Pardini mondo animale e mondo umano si compenetrano in una comune assimilazione, trovando nella geografia appenninica tra il Serchio e le Apuane il loro ambiente naturale. Nei racconti di tempi diversi, raccolti sotto il titolo pubblicato da pequod, Tra uomini e lupi – esplicito riferimento al dramma di una condizione conflittuale e ingrata – Pardini dà vita alle sue storie tenere e feroci, tragiche e abituali, crudeli e beffarde, scritte in uno stile secco e ronchioso, declinato secondo una piega di forte risonanza locale. Non “afrodisiaci dialettali” di stampo realistico, ma contrassegni di un mondo che nonostante i mutamenti in atto continua a guardare agli elementi di una remota origine primitiva, presenti non solo nella dura legge del vivere, ma anche nella presenza del divino che abita e anima i luoghi: presenze, oggetti, figure, arcani e magie che viaggiano nella memoria e nel tempo, trasformandosi in leggenda e in epopea. Nella differenza tra le parole vere e false, a imporsi – in questo mondo – è l’energia di una scrittura che sa trovare il suo punto di concretezza e di spessore.”