Edizione 2005

La motivazione del Premio Cocito al 1° classificato, Luca Ricci, con il libro “Il piede nel letto” (Alacrán)

Vincitore: LUCA RICCI

“Con i ventotto racconti del libro Il piede nel letto (Alacrán) in cui si parla di amori, famiglie, figli, sesso, dinamiche affettive, mondi segreti Luca Ricci rivela una maturità sorprendente: un modo di guardare che allarma e – soprattutto – non consola. Muovendosi tra fiducia e inganno, tra impotenza e stupore, tra sogno e verità, tra realismo e surrealtà, tra storture e normalità, tra fantastico e crudeltà, i personaggi di Ricci incarnano l’idea che le cose non siano mai come sembrano e come la stortura del quotidiano sia sempre annidata dietro le apparenze più rassicuranti e perbeniste. Donne e uomini che scoprono l’ambiguità dei sentimenti, l’inganno dei rapporti familiari, la mostruosità annidata nelle più segrete viscere o semplicemente la difficoltà e il disagio dei legami istituzionalmente ipocriti, delle relazioni bloccate, delle vite amare. Ma anche a volte, e a tratti, la coscienza delle decisioni che vanno prese, della vita morale che s’affaccia – nonostante ogni pericolo – a suggellarle.”

 

Il lavoro di Ricci è stato il primo classificato dei tre vincitori scelti dalla giuria tecnica del concorso, con Giordano Meacci e Fabrizia Ramondino.

 

GIORDANO MEACCI
“Con i cinque racconti di Tutto quello che posso pubblicati da minimum fax – quattro lunghi e uno centrale, breve, che s’incunea con parabola allusiva – Giordano Meacci si segnala per il suo modo travolgente di narrare. Giocando sui risvolti di personaggi a volte noti (Mozart e Wittgenstein), oppure creandone di nuovi, i racconti di Meacci cercano di contrapporre al “grottesco irrimediabile” del reale una loro misura di ironia civile e di spiazzante energia morale. Le pagine in cui Mozart bambino (tra coprolalie e dispetti) va dando vita alla musica del cosmo o quelle in cui Wittgenstein (tra solitudine ed eccentricità) va cercando il respiro di un’esattezza remota, che è poi la cifra della sua “diversità”, sono degne di una citazione speciale. A costituire l’unità del libro è tuttavia la varietà di una ricerca narrativa aperta, intrisa di oralità e di originalità, capace di scavalcare i tempi, di incrociare i destini, di muovere le storie con il gusto evidente di mettersi e di mettere alla prova”.


FABRIZIA REMONDINO
“Con i quindici racconti di Arcangelo (Einaudi) Fabrizia Ramondino si muove lungo un tempo che abbraccia molta storia italiana dal dopoguerra a oggi (l’impegno, il boom, il femminismo, il terrorismo, la scuola). Anche se non è la storia come tale a fare da sestante né – tanto meno – una stretta volontà di correlazione a legare i racconti come altrettanti episodi di un quadro compiuto. Sempre va in scena l’umile esercizio della vita che non s’impara, la vita che splende nelle schegge e nei lacerti di un narrare straniante, che insegue la realtà nei suoi altrove imprevedibili. La Ramondino ha l’aria di lasciare che le cose dispongano del loro ritmo e che impongano il loro tracciato, ma la grana della sua voce è un po’ quella di chi – tra terza e prima persona – mira a lasciare il segno d’un dominio maturo, interpretando il compito dello scrittore come tentativo di restituire la ricchezza metamorfica, il flusso intricato del vivere.”